S.S. 17 Foggia-Lucera Km 329 | 71036 Lucera (Fg) | Italy

standard-title Il Gargano

Il Gargano

Le città di mare

Rodi GarganicoPeschiciViesteMattinata
rodi-garganicoRodi sorge su un promontorio roccioso e, come Peschici, Vieste e Mattinata, rappresenta una delle capitali del turismo garganico. A questo fortunato elemento di carattere economico ne va aggiunto un altro, legato all’agricoltura: con Ischitella e Vico questo centro forma il cosiddetto triangolo agrumaro che, dopo le fortune del 1500 e fino ad inizio del ‘900, solo da qualche anno si cerca di valorizzare.
Tutto attorno Rodi brilla di verde. Non sono soltanto le produzioni agrumicole a dipingerla così e a rendere l’aria circostante particolarmente gradevole. Si estendono ovunque anche gli uliveti e i vitigni oltre, naturalmente, alle immancabili pinete che, come altrove, arrivano a lambire le onde del mare. Sarebbero stati alcuni marinai greci, nel VIII sec. a.C., a fondare il paese sebbene altre fonti attesterebbero presenze umane già duemila anni a.C.. Anche Rodi è stata teatro di durissime battaglie nel corso della sua storia. Gli episodi più drammatici sono quelli del 1240 quando i Veneziani la assaltarono per punirla della sua fedeltà a Federico II, del 1500 quando venne saccheggiata dai Francesi e del 1600 ad opera dei Turchi che più volte tentarono di impadronirsene. Statua Madonna della Libera al porto. Rodi GarganicoNel 1800 a Rodi soggiornò anche Gioacchino Murat che, da esule,vi trovò momentanea ospitalità.Interessante è il patrimonio storico, quasi del tutto legato alle vicende religiose. Del 1538 è la edificazione del primo convento Cappuccino sul Gargano, una bianca costruzione adagiata tra gli ulivi che, numerosissimi, attorniano il paese.Interessanti sono anche il Santuario Madonna della Libera – del sec. XVIII, in stile romanico – caratterizzato da una originale cupola verde e che conserva un dipinto della Madonna del XV sec., di scuola veneta, ed un altro del 1714.All’interno del Santuario sono anche conservate una trentina di tavole votive, che vanno dal 1834 ai tempi più moderni, e che sintetizzano la devozione popolare per la Madonna che il popolo di Rodi ha sempre giudicato avere un potere taumaturgico. Nel centro storico di Rodi meritano una visita anche le chiese di San Nicola di Mitra (in stile bizantino e con un campanile a tre piani probabilmente utilizzato nei secoli scorsi come torre di avvistamento) e quella di San Pietro (del 1200), che conserva alcune statue del sec. XVI. Sono visibili anche i resti dell’antico porto, un tempo vanto dei marinai locali e il palazzo Cavaniglia. Tutto il delizioso e raccolto centro storico ha bisogno di un discorso a sé. Stretti vicoli, scale e archetti, piccoli giardini impreziositi dalle pregiate colture di arance e limoni ci trasmettono un’immagine aména che si prolunga quando lanciamo lo sguardo verso il mare. Da un lato la lunga lingua sabbiosa che corre sino a San Menaio (che però appartiene amministrativamente al Comune di Vico Garganico), dall’altro l’incalzare emozionante delle vicine Isole Tremiti, il cui arcipelago è facilmente raggiungibile dal suo porticciolo. E’ invece dall’altra parte, quella che s’insinua verso i primi reticoli umidi della Laguna di Varano, il vero boom economico fondato sul turismo. A due passi da Rodi sorge infatti l’attrezzata frazione denominata Lido del Sole, popolatissima stazione balneare che negli ultimi tempi si è distinta per il moltiplicarsi di momenti di svago alternativi alla classica spiaggia. Chi invece vorrà rigenerarsi, non dovrà fare altro che incamminarsi nel vicino entroterra, dove svetta la monumentale Foresta Umbra, il grande polmone verde del Parco Nazionale del Gargano.

Luoghi da visitare: Chiesa San Nicola di Mitra; Santuario Maria SS. della Libera;Chiesa del SS. Crocifisso;Chiesa dei SS. Pietro e Paolo; Convento Spirito Santo; Resti del Castello; Palazzo Arciuli; Giardini di Arance; Pineta Marzini; Grotte Marine;

Per Informazioni:
Comune: tel. 0884/919411 – fax 0884/919427

peschiciPeschici stà lì, a picco sul mare, su di una rupe che si erge per quasi novanta metri. L’origine del suo nome, non a caso, esprime proprio questa sua immagine ormai celebrata in tutta Europa, anche se il toponimo, in realtà, rimanda a due parole di origine slava: “sabbia” e “pura”.Per arrivare sin qui, si ha la fortuna di assistere alle straordinarie bellezze che hanno conclamato il Gargano tra i luoghi più belli d’Italia. La costa presenta ripetute insenature alternate a bianchi strapiombi mozzafiato, con le verdissime pinete che arrivano spesso a lambire il mare offrendo uno scenario incantevole, impreziosito da numerose grotte dai colori e dai riflessi più fantasiosi.
Questo piccolo ma caratteristico paese di mare – ubicato nella parte più settentrionale del Gargano – vanta circa duemila anni di storia palpabile anche con la presenza di siti archeologici. Nei pressi di Manacore è infatti presente una importante grotta preistorica, oggi divenuta parco archeologico, mentre dal punto di vista storico e architettonico interessante è l’antichissima Abbazia di S. Maria di Càlena, del sec. IX comprendente due chiese, e che conserva una bella statua lignea della Madonna col Bambinello. Nel vivace centro storico meritano una visita anche la Torre del Ponte e soprattutto il Castello Normanno (eretto intorno al 1200 e sicuramente rafforzato da Federico II) che recentemente il Comune ha restaurato permettendo ai visitatori l’accesso a luoghi e ambienti tuttora carichi di fascino, che ci rimandano indietro di secoli.
Da vedere anche la Chiesa dedicata al Santo Patrono, Sant’Elia, il cui culto è legato ad una sua presunta intercessione allorchè liberò l’originaria comunità peschicese da una terribile invasione di cavallette e, poco fuori paese, la Chiesa dedicata a S. Maria di Loreto, da poco restaurata, fatta costruire da un capitano che, salvatosi da un naufragio, volle dedicare alla Madonna una chiesa delle stesse dimensioni della sua imbarcazione. La costa nelle immediate vicinanze di Peschici ci consegna immagini davvero suggestive: come la baia di Calenella, le lunghe distese di Pini d’Aleppo, Monte Pucci col suo storico torrione quadrato, le altre due torri costiere di Sfinale e di Usmai, e poi uno straordinario trabucco. Si tratta di una costruzione lignea di tipo artigianale ma ingegnosa ed efficace per la pesca costiera. Lunghe e capienti reti venivano fatte cadere in acqua per poi essere issate col relativo pesce raccolto. Il Parco Nazionale del Gargano ha di recente stimolato la costituzione di una associazione per la preservazione e la valorizzazione di questi caratteristici trabucchi.

Luoghi di interesse turistico e culturale: Chiesa della Madonna di Loreto; Porta del Ponte; Centro Storico; Torre e necropoli paleocristiana di Monte Pucci; Abbazia di Càlena; Parco archeologico di Manacore; Costa e grotte Marine;Museo Archeologico della Selce; La “Grotta degli Dei”.

Per Informazioni:
Comune: tel. 0884/964018 – fax 0884/962655

viesteBaie e grotte, ulivi e mandorleti, pini d’Aleppo e boschi di quercia e faggio. E poi, naturalmente, tanto mare da godere in quasi sei mesi e tanti scorci di paese.
Vieste ovviamente non sta tutta qui, ma come riassumere i tratti caratteristici che la natura e l’uomo hanno costruito nei secoli se non così?
Non c’è dubbio che Vieste sia di origine greca, benché numerose e sparse in un territorio abbastanza ampio appaiano le tracce delle prime popolazioni che frequentarono e abitarono questi luoghi sin dal Paleolitico. Il paese sorge su un promontorio roccioso che si allunga verso il mare. All’inizio di una delle sue splendide spiagge di sabbia dorata, quella detta “del castello”, si erge, solitario e maestoso, un bianchissimo monolito, alto poco più di venti metri, denominato “Pizzomunno”, frutto inconsueto dell’erosione del vento e del mare. E’ uno dei simboli che hanno trasportato l’immagine di Vieste e del Gargano nel mondo intero, insieme alla leggenda popolare che l’accompagna. Si narra, infatti che “Pizzomuno” altro non sia che un giovane pescatore tramutato in roccia da sirene gelose che mal sopportavano il suo amore per una dolce fanciulla del luogo. Ogni cento anni, in una notte di luna piena, come d’incanto, l’enorme roccia si trasforma e riacquista le sembianze umane. “Pizzomuno” torma così ad amare la sua diletta fino all’alba quando l’incantesimo si rompe.
Tutto il centro storico, d’origine medievale, merita di essere visitato con attenzione. Dal maestoso castello svevo, fatto realizzare da Federico II su ruderi di un maniero d’epoca angioina, alla splendida basilica cattedrale, dedicata all’Assunta, in stile romanico-pugliese risalente all’XI secolo e al cui interno sono custodite tracce primordiali della sua costruzione (colonne, capitelli, archi e finestre) ed importanti opere pittoriche del 1581 e del 1600. Un altro tassello di storia, fatta purtroppo di martiri e di sangue, è la “chianca amara”, grosso frammento di roccia, così detta perché su di essa furono decapitati centinaia di innocenti cittadini viestani ad opera di feroci bande turche che capeggiate da Dragut Rais che nel luglio del 1544 assalirono il paese, saccheggiandolo, portando morte e distruzione.
Lungo la costa di Vieste, poi, è possibile ammirare i trabucchi, antichi strumenti di pesca, vere opere dell’ingegno umano, fatti di travi in legno. Tra i più grandi, quello che sorge sulla penisoletta di San Francesco, e quello di “Punta Santa Croce”, in fase di restauro come quello della “Ripa” e di “San Lorenzo”.
Vieste è indubbiamente una delle perle del Gargano, per la molteplicità delle sue strutture ricettive, alcune delle quali premiate a livello internazionale. Attualmente dispone di 80 alberghi, con classificazione variegata da una a cinque stelle, e circa 130 tra residence e villaggi, tutti ottimamente attrezzati e dotati dei migliori servizi e confort. Enorme, pertanto, il flusso di turisti e di villeggianti. Nel corso della stagione turistica 2004 (aprile – ottobre) sono state registrare ben cinque milioni di presenze. La maggior parte delle strutture è dislocata lungo i 40 chilometri di costa di cui è composto il suo territorio e dove è facile perdersi nelle bellezze del paesaggio, soprattutto quello più esposto al mare, che presenta un incantevole litorale, fatto di grotte, anfratti, baie e spiagge sabbiose o ghiaiose.
Eppure qui l’industria turistica vi ha messo piede in tempi tutto sommato recenti. Con l’insediamento di Pugnochiuso, voluto dall’ENI di Enrico Mattei nei primi anni Sessanta del secolo scorso, è partita questa “avventura” che stimolata da solerti imprenditori è esplosa al punto da catapultare Vieste tra le capitali del turismo estivo.
Numerose, poi, sono le iniziative d’accoglienza turistica. Tra queste, la “Pentecostfest” a maggio, dedicata agli ospiti tedeschi; il “Vieste Filmfest”, festival del cinema italiano, in programma a luglio, con la partecipazione dei migliori nomi del nostro universo cinematografico; la “Settimana jazz”, a settembre, un vero festival del particolare genere musicale; il “Viestestate”, la rassegna quotidiana, da 1° luglio al 31 agosto, di manifestazione di arte varia, completamente gratuita e riservata a ospiti e residenti.

Luoghi di interesse turistico e culturale: Centro storico; Museo Civico; Cattedrale; Chiesa di San Francesco, Museo Malacologico; Castello; Parco Naturalistico Archeologico La Salata; Santuario di Santa Maria di Merino; Costa e grotte marine; Foresta Umbra; Centro visita del Parco nazionale del Gargano.

Per informazioni:
Tel 0884/712200-2 Fax 0884/712237
Assistenza turistica 0884/707495
Ufficio informazioni: 0884/708806 (orario lun-sab 8-14; 16-20)
Unione operatori turistici: 0884/701100

mattinataAzzurro, verde e bianco. Mattinata è simboleggiata da questa bandiera ideale ed ognuno di questi colori ha pari valore. L’azzurro intenso è quello del mare, regno incontrastato dei turisti che giungono qui da tutta Europa, certi di trovare quel che altrove riesce più difficile; il verde altrettanto intenso è quello degli sterminati uliveti e mandorleti ed il bianco candido è quello delle case di Mattinata o, se preferite, per restare in tema di natura, delle bianche falesie che qui e là si alternano in un paesaggio che lascia estasiato anche il visitatore più assente.
Mattinata – citata già da Orazio per la squisitezza del suo miele aromatico – è adagiata su due lievi colli ed è diventata in breve tempo uno dei simboli del turismo pugliese. Anche il territorio di Mattinata ha da rivendicare una storia che s’infrange agli albori del tempo. Tracce tuttora visibili di quando l’uomo preistorico abitò queste terre, sono conservate a poca distanza dal paese. A tre chilometri, sulla sommità di Monte Saraceno, si trova una vasta necropoli comprendente 500 tombe scavate nella roccia e risalente a circa 2600 anni fa; poco più in là, i resti delle antiche fortificazioni saracene. Ancora verso sud, a circa nove chilometri, sorge invece Monte Sacro dove sono visibili i resti dell’antica omonima Abbazia benedettina della Trinità risalente al 1058. In località Sperlonga si trovano anche i resti del monastero di S. Stefano utilizzato dai monaci di Pulsano nel periodo invernale. In località Agnuli nei pressi del porticciolo, sono infine visibili i resti di un’antica villa romana. Nel bianco borgo di Mattinata un luogo decisamente insolito, per essere abbinato alla cultura è la farmacia Sansone. Non dovrete chiedere alcun medicinale ma solo la disponibilità degli eredi del dottor Sansone, che quando visse alternò al lavoro di farmacista una grande passione per la storia e l’archeologia. Nei locali sono conservati numerosi reperti che testimoniano le diverse civiltà che hanno popolato il territorio mattinatese.
Naturalmente d’obbligo è anche la visita al Museo Civico ove, oltre ad importanti reperti archeologici ritrovati su Monte Saraceno, sono conservate grosse lastre di pietra su cui sono impresse le impronte dei dinosauri che vissero sul Gargano. Per il resto è la natura a catturare gli uomini: un mare limpidissimo, spiagge e anfratti in buona parte ghiaiosi, grotte improvvise che sventrano il bianco calcare delle falesie ci restituiscono un mondo che spesso siamo costretti a vedere solo sulle cartoline illustrate di luoghi esotici e lontani. Per fortuna non è così: Mattinata con le sue magie ci dice il contrario e aspetta anche il più scettico dei viaggiatori per dimostrarlo.

Luoghi da visitare:
Rione Junno; Chiasa Santa Maria della Luce; Villa Romana dell’Agnuli; Convento Pulsanese della Sperlonga;Parco archeologico di Monte Saraceno; Abbazia Benedettina di Monte Sacro;Faraglioni; Litoranea Garganica; Baia dei Mergoli; Grotte Marine; Museo Civico, Storico e Archeologico.

Per Informazioni:
Servizio di Informazioni Turistiche:
tutti i giorni dalle 9.00alle 13.00e dalle 16.30alle 20.30
Tel. 0884 – 559097 – Fax 0884 -550013 – Piazza Roma, 4
Comune: tel. 0884/559554 – fax 0884/550013

Le città del Promontorio

Monte S. AngeloSan Giovanni RotondoVico del GarganoCarpino
MCM20027Si può affermare che la notorietà di Monte Sant’Angelo sia dovuta alle apparizioni del Santo Michele Principe Comandante delle Milizie Celesti, così come San Giovanni Rotondo la deve per la presenza e l’opera religiosa del Santo Padre Pio. Il Giubileo del 2000 ha del resto ribadito l’importanza che questi due luoghi hanno per la cristianità mondiale ed è certamente un vanto, oltre che un impegno, vedere protagonista proprio la provincia foggiana. A circa 800 metri di altitudine, Monte Sant’Angelo è uno dei più spettacolari “balconi” di tutta la regione. La città inevitabilmente si identifica con l’Arcangelo Michele, un simbolo che da oltre 15 secoli esercita un fascino e un richiamo che non sono mai stati messi in discussione.La suggestiva grotta-Santuario dal sec. V è una mèta obbligata per i pellegrini che decidono di percorrere la “Via Sacra Peregrinorumin”. Sin dal X secolo i crociati diretti nei luoghi della Terrasanta vi facevano tappa e numerosi sono stati i re e pontefici che vi si sono recati pervasi da un sentimento profondo di venerazione. Tra le tante, e certamente tra le più significative, vanno ricordate le presenze di due Santi fondamentali per la Chiesa, San Francesco d’Assisi e San Tommaso d’Aquino. La leggenda narra che l’Arcangelo Michele apparve in sonno al vescovo Lorenzo Majorano di Siponto per la prima volta l’8 maggio del 490. Altre due o tre apparizioni sarebbero avvenute nel 492 e 493. L’ultima – meno ufficiale anche se la più vicina ai tempi nostri – viene accreditata molti secoli dopo, nel 1656. La storia di questa Santuario rupestre, sorto proprio nel 493 e mai consacrato dall’uomo per volere dello stesso San Michele, non è solo legata a vicende religiose, di devozione e misticismo, ma anche a saccheggi e distruzioni. I Saraceni lo distrussero nell’869 ma la riedificazione avvenne due anni dopo. La visione del Santuario, le cui splendide porte bronzee risalgono al 1076, deve necessariamente comprendere anche quella del massiccio campanile di forma ottagonale, che sorge davanti alla Basilica e che appare come un corpo separato. Esso viene iniziato da Fedrico II nella prima metà del secolo XIII, come torre di avvistamento e completata dagli Angioini nel 1274, come torre campanaria.Alla fine della lunga scalinata che immette nell’atrio inferiore della Basilica vi è la cosiddetta “Porta del Toro”, così chiamata dai resti di un affresco rappresentente l’episodio del toro e rinvenuto durante i lavori di restauro eseguiti in occasione del Giubileo dell’anno 2000. Un altro luogo suggestivo sono le impropriamente definite “cripte” venute alla luce dagli scavi effettuati dal 1950 in poi. Sono esse gli ambienti che costituirono il primitivo Santuario con accesso da nord e chiudono fabbriche dell’epoca bizantina e longobarda. Nella lunga galleria situata in questi luoghi è stato allestito il Museo Lapideo contiene reperti scultorei risalenti al periodo che va dal sec V-VI al XVI. Il Museo Devozionale, ubicato in ambienti di recente costruzione conserva anche l’icona più antica di San Michele Arcangelo, un’opera di grande valore storico, artistico e naturalmente religioso e realizzata in rame dorato e conosciuta come Icona Bizantina e che si fa risalire al VI o VII secolo.
Un’altra località, distante poco più di otto chilometri, aggiunge fascino a fede. E’ l’antica Abbazia di Santa Maria di Pulsano (eretta nel 595 su un preesistente tempio sacro dedicato a Calcante) che sorge su uno spuntone roccioso in bella posizione panoramica sul Golfo di Manfredonia. La strada di accesso e la sua stessa ubicazione non devono arrendere il visitatore. Si tratta di un luogo assolutamente da non perdere. Già centro eremitico, questo sito venne distrutto quasi interamente dal terribile terremoto del 1646. Quel che resta non manca di attrarre per la suggestione scenica e ornamentale. Il complesso architettonico è scavato in gran parte nella roccia ed è articolato in numerosi ambienti. Bello il portale, interessante la chiesetta e da brivido le decine di eremi disseminati nella profonda gola rocciosa. Dal 1997 un gruppo di monaci, alcuni provenienti dall’est europa e dal medio-oriente, sono tornati a Pulsano e la speranza è che, come per il passato, possa riprendere il filo che legava oriente ad occidente. Monte Sant’Angelo è indubbiamente il comune garganico più carico di storia. Ciò lo si avverte visitando le antiche e belle chiese, come Santa Maria Maggiore (in stile romanico, del sec. XI), di San Pietro (dell’VIII sec.), di S. Antonio Abate (del 1100), di San Benedetto (del 1300) delle Madonna del Carmine (in stile barocco). Non meno interessanti sono anche gli altri complessi architettonici come il misterioso Battistero di San Giovanni (più noto come Tomba di Rotari) e il massiccio Castello Normanno-Svevo-Aragonese (risalente al sec. IX), che fu gradito anche a Federico II che spesso vi soggiornò.
Da non dimenticare infine una visita al medievale rione “Junno”, originale per la sua conformazione semplice e per le caratteristiche facciate bianche delle sue case a schiera, tutte rigorosamente a uno o due piani, sorgenti intorno a tipici “larghi” (largo Giano, ecc..). A Monte Sant’Angelo è infine attivo uno dei più antichi Musei Etnografici del sud Italia. L’importanza della città è sottolineata anche da alcune scelte strategiche compiute qualche anno fa in campo istituzionale diventatando sede del Parco Nazionale del Gargano (oltre che della Comunità Montana del Gargano). Se da un lato lo sguardo volge al mare – dal golfo di Manfredonia alle lontane Margherita di Savoia e Barletta – da un altro versante, quello interno, sembra di entrare subito nel Gargano più intimo, quello dei boschi, dei bàratri, delle grotte.La Foresta Umbra é lì a pochi chilometri e tornante dopo tornante sarete immersi nel fascino del grande Parco Nazionale al cui interno troverete mille motivi per un viaggio di conoscenza o per una vacanza distensiva e corroborante.
Luoghi di interesse turistico e culturale: Santuario di San Michele; Museo devozionale e lapideo della Basilica; Castello;Quartiere medievale” Rione Junno”; Battistero medievale di San Giovanni in Tumba o Tomba di Rotari; Chiesa di Santa Maria Maggiore; Abbazia di Pulsano; Museo di Arti e Tradizioni Popolari del Gargano “G. Tancredi”; Foresta Umbra; Vallone di Pulsano; Museo naturalistico della Foresta Umbra;
Comune: tel.0884.561018 – fax.0884.561011
san_giovanni_rotondoPadre Pio, ma non solo. San Giovanni Rotondo deve tanto all’umile fraticello, divenuto Santo a furor di popolo. Senza la sua presenza, le sue opere, il culto per la Madonna, questo paese rischierebbe quasi l’anonimato. Invece, San Giovanni Rotondo merita una attenzione fine a se stessa, finalizzata ad escludere – sia pure momentaneamente – il carisma che lo lega a Padre Pio.
La cittadina garganica, che si trova adagiata in una bella valle a quasi 600 metri di altezza, si presenta ampia, coi tetti rossi, ben distribuita su tutti i versanti e con un ineludibile colpo d’occhio nella parte più alta. Lassù, da mezzo secolo, si staglia il grande complesso ospedaliero della “Casa Sollievo della Sofferenza”, voluto testardamente proprio da Padre Pio ed uno dei più importanti e accreditati ospedali italiani. Sulla sinistra le due Chiese dedicate a Santa Maria delle Grazie dove visse, ininterrottamente, dal 1916 Padre Pio e, del 2004, la grande chiesa dedicata al Santo. Ma come per tanti centri appenninici e garganici, è il centro storico a caratterizzarsi per qualcosa di inatteso e speciale. Non è da meno quello di San Giovanni Rotondo – in particolare la Cella San Pio da Pietralcina. San Giovanni Rotondoparte più antica, quella che risale all’epoca svevo-angioina – nel quale si annidano stretti vicoli, case vetuste, angoli suggestivi retaggio di un passato antico. Alcuni ambienti architettonici e scenografici del suo centro storico sembrano ripresi da un presepio settecentesco.Importante tutto il suo patrimonio di chiese. Su tutte va sottolineata quella che in origine era il tempio pagano dedicato al Dio Giano, esistente sin dal II secolo avanti Cristo ed inserita in un villaggio sorto intorno al IV secolo a.C.Furono invece i pellegrini che transitavano lungo la via Sacra Longobardorum, alcuni secoli dopo, a consacrare il tempio a San Giovanni Battista. La parte retrostante di quella chiesa, il battistero, era di forma circolare. Fu così che nacque la denominazione San Giovanni Rotondo.Nel 1200 il paese mostrò segni di grande prosperità tanto che venne presto fortificata e lo stesso imperatore Federico II, poco dopo, pensò di cingerla di numerose e possenti torri difensive, delle quali restano poche ma significative tracce.
Dello stesso periodo sono alcune chiese, come quella di S. Onofrio che presenta un bel portale ogivale, di Santa Caterina (del 1100), di San Donato (1300),quella seicentesca di S. Orsola (al cui interno vi é una Deposizione di Cristo del 1500), quella della Madonna di Loreto (del 1500), quella chiesa di San Leonardo (del 1678). C’è poi la San Giovanni Rotondo meritevole di egual considerazione sorta in epoca più recente, sulla scia della popolarità di Padre Pio. L’immensa Chiesa, curiosamente a forma di conchiglia, progettata da uno dei più grandi architetti del mondo, Renzo Piano è ormai aperta al culto e può ospitare fino a 10.000 fedeli. In quest’area i visitatori – che sommati ai pellegrini garantiscono la ragguardevole cifra di oltre 6 milioni di presenze l’anno – possono ammirare la bella statua bronza dedicata a Padre Pio e risalire la scalinata che coincide con la bellissima Via Crucis opera del celebre scultore Francesco Messina. Naturalmente c’è poi la Chiesa maggiore di Santa Maria delle Grazie, al cui fianco è situato il bianco convento, del 1540, una costruzione più modesta ma molto più carica di riferimenti storici e mistici per l’originaria devozione al frate di Pietrelcina ed anche perchè fu lì che il Beato – nel 1918 – ricevette le famose e dolorissime sacre stimmate. Nella cripta della Chiesa maggiore è custodita la tomba di Padre Pio, in assoluto uno dei luoghi di culto più visitati al mondo. Una volta ultimati i lavori della nuova grandiosa chiesa, la tomba di Padre Pio potrebbe essere trasferita nei locali sotterranei dell’Aula Liturgica.C’è, infine, un itinerario extrareligioso che non mancherà di incuriosire i visitatori.
Resti di numerosi villaggi neolitici sono sparsi nei dintorni del paese a testimonianza di quanto fossero frequentati e abitati questi luoghi già migliaia di anni prima della “nascita” ufficiale di San Giovanni Rotondo, che i più datano intorno all’anno Mille. A poca distanza dal centro abitato, si può anche osservare un fenomeno naturalistico di grande fascino, la grava di Campolato, una delle tante cavità presenti nella corteccia garganica ma con la particolarità di essere la più profonda di tutte quelle della Puglia.
E poco sopra il paese svetta Monte Calvo, che coi suoi 1065 metri è la vetta più alta del promontorio garganico. La parte più bassa del territorio di San Giovanni Rotondo è costituita da aridi pascoli di eccezionale interesse naturalistico ed il cui sottosulo, per decenni, ha anche fornito all’intera nazione un’importante materia, la bauxite. Dalle sue miniere – fino agli anni ‘60 – furono estratte grandissime quantità del prezioso minerale che all’epoca arrivarono a costituire la metà dell’intera produzione italiana.
Come si può notare, San Giovanni Rotondo è tutt’altro che un luogo-simbolo. O meglio, si può andar fieri della propria storia, dei làsciti dei nostri avi, allentando per un attimo la pur felice e gratificante “molla” rappresentata da Padre Pio.
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Luoghi di interesse turistico e culturale : Nuova Chiesa di San Pio;; Santuario di Santa Maria delle Grazie; Via Crucis; Chiesa di San Giovanni Battista; Convento dei Cappuccini; Museo delle Arti e tradizioni; Centro Storico; Casa di Francesco Morcaldi; Palazzo di Città; Monte Calvo; Bosco Quarto; Valle dell’inferno; Chiesa di Sant’ Onofrio ; Chiesa di Sant’ Orsola; Piazza Padre Pio; Museo Biografico di Padre Pio;
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Vico-del-GarganoIl centro abitato odierno prese vita nel 970, in prossimità di una necropoli dell’età del ferro posta su una altura chiamata Tabor ad opera di slavi venuti dalle coste orientali dell’Adriatico. Gli slavi si mescolarono ai residenti raccolti in un unico centro fortificato che fu chiamato Vico. In epoca normanna fu costruito il primo nucleo di un castello poi modificato da Federico II di Svevia.
Nel 1547 il feudo fu parzialmente acquistato da Galeazzo Carracciolo la cui famiglia tenne il possesso fino al 1631 allorquando con l’ultima discendente dei Caracciolo esso passò al principe Traiano Spinelli.
Gli Spinelli tennero il feudo fino al 1689.
Il XVIII secolo fu caratterizzato da un notevole risveglio culturale che portò alla fondazione di un cenacolo di intellettuali, l’Accademia degli Eccitati, mentre l’economia vichese conosceva un grande sviluppo grazie alla coltivazione rinnovata degli agrumi.
Figure notevoli di intellettuali e studiosi caratterizzarono la seconda metà del XVIII secolo e il XIX secolo: Pietro de Finis, Padre Michelangelo Manicone, Antonio Maselli e Giuseppe Del Viscio.
Oggi Vico propone uno sviluppo fondato sul turismo e la cultura.
Il nucleo più antico del centro storico, il rione Civita, è caratterizzato da strade e stradine sempre mutevoli di aspetto accanto alle quali si stagnano la mole del castello e quella della grande cupola della collegiata dell’Assunta. Notevoli per le loro caratteristiche inconfondibili sono anche il quartiere Terra con le sue chiese, le sue piazzette, i vicoli e le Domus Palazziate e il quartiere Casale. La religiosità popolare ha radici storiche profonde e fanno di Vico uno dei paesi più originali ed interessanti del Gargano. Spiccano tra tutte le altre festività, per la loro autenticità e le caratteristiche uniche ed originali la festività di San Valentino patrono della città e protettore degli agrumeti e degli innamorati e quella del Venerdì Santo. Ricorrenze e giornate che i vichesi vivono in maniera intensa e che sono giustamente celebrate e conosciute anche fuori del Gargano divenute da tempo anche oggetto di qualificati ed attenti studi.
Hanno una valenza, inoltre, ed un impatto turistico notevoli. Il territorio è molto variegato, mutevole: si passa dalla media collina dove è situato il centro abitato agli oltre 800 della foresta Umbra ricca di piante diverse come abeti, maestose quercie, faggi, tassi, corbezzoli, etc. Scendendo verso il mare e la costa un territorio ricco di acque sorgive e di indimenticabili panorami, si incontrano fitte pinete e tutte le essenze tipiche del clima mediterraneo (ulivi secolari, carrubi, fichi, aranci, limoni etc.).
Il litorale è caratterizzato da ampie e lunghe spiagge sabbiose intervallate da bianche falesie che procedono da San Menaio verso Calenella ed il Monte Pucci che segna il confine con la vicina Peschici.
Percorsi attrezzati, maneggi, complessi turistici si trovano disseminati in tutto il territorio.
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Luoghi di interesse turistico e culturale: Centro storico e cinta muraria; Castello Normanno Svevo; Trappeto medievale “Maratea” e Museo Etnografico; Palazzo Della Bella; Chiesa Matrice “Cappella di San Valentino”; Chiesa di San Giuseppe “Cappella del Venerdì Santo”; Chiesa del Purgatorio “Cappella dell’Accademia degli Eccitati”; Chiesa Romanica di San Marco; Santuario di Santa Maria Pura con affreschi del XIII secolo d.C. e il Parco della “Fontana Vecchia”; il monumentale “Cimitero di San Pietro” sul Monte Tabor, uno dei primi cimiteri extramoenia d’Italia 1792; Convento dei Cappuccinni e l’elce gigante di 300 anni; Necropoli Paleocristiana di Monte Pucci; Necropoli dell’età del ferro del Monte Tabor;Trappeto medievale “Maratea” e Museo Etnografico.
Per informazioni:
Comune: tel. 0884.994666
carpinoTra il lago di Varano e la Foresta Umbra sorge Carpino, uno dei borghi più caratteristici del Parco Nazionale del Gargano. Definita a giusta ragione “città dell’olio”, Carpino si è ritagliata nel giro di pochi anni uno spazio non indifferente a livello anche nazionale. Da un lato le sue pregiate colture olivicole producono un rinomato olio extra vergine che, unitamente ad altri prodotti agricoli e alla pesca nel vicino lago di Varano, garantiscono all’economia locale importanti successi. L’altro lato della medaglia, pure positivo, è il folklore. Una profonda tradizione popolare, legata alle tipiche tarantelle garganiche e all’uso della cosiddetta chitarra battente (presente oltre che qui anche nella Campania meridionale e in Calabria), ha dilatato ben oltre i confini regionali il nome di Carpino.
A rendere celebri i suoni e i ritmi prodotti dalla chitarra a cinque corde ci hanno pensato tre ultraottantenni, gli ormai famosissimi “Cantori di Carpino”, diventati nel corso degli anni finanche oggetto di studio e di interesse da parte di studiosi, musicologi, musicisti e registi. Da diversi anni, in estate, si svolge un’importante rassegna di musica popolare denominata “Carpino Folk Festival”, che attrae spettatori da ogni parte d’Italia. Altra voce importante per la cittadina garganica è l’artigianato, recentemente valorizzato da iniziative del Parco Nazionale. In particolare prendono sempre più piede la lavorazione del legno e, soprattutto, la tessitura fatta sapientemente a mano su antichi telai dell’800. In via di crescita anche l’agriturismo che si pone come valida alternativa al turismo di massa che si consuma sulle coste garganiche. Carpino viene fatta risalire intorno all’anno mille quando i profughi della vicina città di Uria trovarono rifugio nei boschi distanti pochi chilometri dal lago di Varano. Risale però al 1158 la prima datazione ufficiale.
Il paese è dolcemente adagiato su due colline e colpisce per il gusto cromatico delle facciate dei suoi palazzi. Desta un certo fascino tutto il suo centro storico, contrassegnato da ripide stradine, dai ruderi dell’antico castello Svevo e da antiche chiese. Importanti, su tutte, quelle di San Cirillo (del 1300) e la Chiesa Madre (del 1600). Entrambe hanno un aspetto barocco ed ambedue sono caratterizzate da un portale d’ingresso a scalinata con rampe contrapposte. Quella di San Cirillo conserva il coro e un pulpito realizzati interamente in legno.
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Luoghi da visitare: Chiesa di San Cirillo; Chiesa Madre; Chiesa di San Nicola di Mira; Chiesetta Santa Croce; Castello; Grotte di Minutille; Riserva naturale biogenetica dei Boschi di Ischitella e Carpino.
Per Informazioni:
Comune : tel. 0884/900711 -fax 0884/997034

Le Isole Tremiti

tremitiLa tana dei venti, il rifugio delle acque, la dimora della bellezza. Da quando negli anni Quaranta, prima in provincia di Foggia e poi nel resto d’Italia, l’arcipelago delle isole Trémiti venne scoperto dal grande turismo, si sono sprecati decine di appellativi per suggellare l’incanto e la poesia che queste isole trasmettono. L’arcipelago delle Trémiti si trova tra le coste settentrionali del Gargano e quelle della Dalmazia. Sulle loro origini molti studiosi si sono pronunciati con più o meno successo, ma ancora oggi resta insuperata la tesi di un’appendice rocciosa del Gargano che i venti ed il mare hanno eroso ed isolato.

Le Trémiti, anticamente dette Insulae Diomedae, infatti si chiamavano così forse a causa delle scosse di terremoto che sovente si registrano in mare. L’arcipelago è formato da cinque isole rocciose e poco abitate: San Domino la più popolosa e la più votata al turismo; San Nicola dove si svolge la piccola attività amministrativa; Capraia completamente disabitata e due piccoli scogli; Cretaccio e la Vecchia, caratterizzate dalle suggestive insenature di difficile accesso. Disabitata, e ancora più distante, sorge poi l’isola di Pianosa.
Le Tremiti sono legate al mito di Diomede, approdato qui esule dalla guerra di Troia. Le diomedee, che trovano qui il solo sito riproduttivo di tutto l’adriatico, sono uccelli appartenenti alla famiglia delle berte e di notte emettono un suono particolare, simile ad un lamento, che la leggenda popolare ha trasportato ai giorni nostri interpretandolo come l’incarnazione dei guerrieri di Diomede che piangono la morte del loro eroe.
Dal punto di vista architettonico e artistico val la pena visitare le isole anche per l’importanza delle sue strutture: l’antica fortezza dell’abbazia benedettina, di origine tardo-medievale, con l’annessa chiesa dal bel soffitto in legno, un mosaico pavimentale romanico, un grande e ricco polittico (del 1450 circa), un crocifisso bizantineggiante dipinto del sec. XIII e una interessante ed espressiva statuetta trecentesca raffigurante una Madonna col Bambino. Grande, e in fase di restauro, il convento attiguo che comprende due bei chiostri dalle forme rinascimentali.
Dal 1989, con l’istituzione del Parco Marino, è stato possibile preservare tutta l’area costiera e le profondità marine. I fondali sono straordinariamente ricchi e popolati da pesci, crostacei, molluschi, corallli e gorgonie che rendono indimenticabile l’esplorazione dei tanti sub che trascorrono le vacanze sull’isola.
La circoscrizione dell’arcipelago nel Parco marino ha difatto proclamato l’inviolabilità di queste isole, che oramai vengono considerate patrimonio naturale ed ambientale dell’intero Paese e di conseguenza preservate con la massima attenzione. Appare ovvio ricordare che l’economia tremitese trae il suo maggior profitto dal turismo e dalla pesca.
A Trémiti, proprio per la pace che le contraddistingue, viveva uno dei più popolari cantautori italiani, Lucio Dalla, che da anni era una sorta di cittadino onoraio tremitese; un valore aggiunto dell’arcipelago che, attraverso la sua popolarità, ha contribuito all’ulteriore valorizzazione delle isole.
Grazie al suo slancio, Comune e Provincia hanno dato vita alla Fondazione “Come è profondo il mare”.
D’inverno sulle isole vivono circa trecento persone, al loro servizio una sola scuola elementare. I collegamenti sono garantiti da un servizio di elitrasporto, da una motonave e aliscafi in partenza da Peschici, Rodi Garganico, Manfredonia e Termoli.

Luoghi di interesse turistico e culturale: Abbazia di San Nicola; Castello; Grotte Marine; Riserva marina delle Isole Tremiti.
Per Informazioni:
Comune: tel. 0882/463063 – fax 0882/463003

Parco Nazionale del Gargano

forestaUn’occasione unica per tuffarsi in una natura viva, e mutevole solo negli aspetti esteriori, quelli dettati dal ritmo del tempo delle stagioni. Non muta ma invece quel solco della storia che è lo “Sperone d’Italia”, quel Gargano dalle mille risorse, non del tutto esplorate, che dal 1991 può contare sulla protezione e valorizzazione della natura offerta dal suo Parco Nazionale, tra i più grandi e antropizzati d’Italia.
L’occasione è di quelle che non vanno perse perché visitare il Parco significa addentrarsi in un caleidoscopio botanico e faunistico unico, caratterizzato da una biodiversità che permette di ospitare il 40% della flora nazionale mentre il 70% degli uccelli che nidificano in Italia sono presenti nel suo vasto territorio, esteso ben 120.000 ettari. E al suo interno batte un ancora più rigoglioso cuore verde: la Foresta Umbra, 11.000 ettari di bellissimo paradiso naturale, tuttora incontaminato.
La generosa natura che popola il Parco Nazionale, abbinata ai ridenti paesi di collina, di montagna, di mare e di laguna, può essere perlustrata con ogni mezzo. Le strade interne e costiere offriranno ovunque spaccati di un mondo che oscilla tra sogno e realtà, capace di stupire per le tante occasioni di svago e di cultura: dal mare all’enogastronomia, dai siti archeologici ai luoghi di fede. Una straordinaria varietà di ambienti naturali permette, nel raggio di pochi chilometri, di passare dai laghi ai boschi, dalle grotte marine a quelle interne, delle paludi alle saline. Già! Perché quel che nasce a Lesina – ideale porto di ingresso del monumentale Parco Nazionale del Gargano – termina giù giù, dove l’ampia e tranquilla distesa delle Paludi Frattarolo e Lago Salso – tra Manfredonia e Zapponeta – sono un ideale luogo di sosta e svernamento per tante specie faunistiche.

Testi a cura dell’Assessorato Provinciale al Turismo.

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